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Freedom Magazine - La Fontana dei Fiumi

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Articolo pubblicato

su Freedom Magazine

(N°1 LUGLIO 2019)

 


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Freedom Magazine - La Fontana dei Fiumi

UNA DENUNCIA VERSO LA TRATTA DEGLI SCHIAVI?

La statua che rappresenta il Sud America è quella che contiene più misteri. Perché si è scelto il modesto Rio della Plata al posto del ben più grande Rio delle Amazzoni? Perché la statua è stata raffigurata con tratti africani e non con quelli dei nativi americani? Perché avrebbe il braccio teso come a ripararsi da qualcosa? Le interpretazioni sono diverse. Molti ci vedono un uomo abbagliato dalla rivelazione della fede cristiana nell’atto della conversione. Ma ci sarebbe anche dell’altro; secondo testimonianze dei gesuiti del tempo, il Rio de la Plata era, all’epoca, anche il percorso utilizzato per importare schiavi dall'Africa occidentale alla parte meridionale dell'America spagnola. I gesuiti stavano combattendo molto questa tratta degli schiavi e Kircher, gesuita anch’egli, non ne sarebbe stato indifferente. Bernini avrebbe lasciato forse una denuncia verso il commercio degli schiavi? La catena nella gamba della statua del Rio della Plata indicherebbe forse questo? Il terrore negli occhi rappresenterebbe la paura di chi è schiavizzato? Potrebbe essere realmente così? Bernini avrebbe potuto mettere dei messaggi di denuncia dentro un’opera così in vista?

UN ARMADILLO PARTICOLARE

L’armadillo, rappresentato sotto la statua del Rio della Plata è, probabilmente, la rappresentazione in pietra di un armadillo imbalsamato che si trovava nel Museo kircheriano, un’incredibile raccolta pubblica di antichità e curiosità fondata nel 1651 dal padre gesuita Athanasius Kircher nel Collegio Romano. Un museo che Bernini poté osservare da vicino molto bene. Quasi sicuramente quello presente nel museo doveva essere l’unico esemplare di armadillo in circolazione perché, all’epoca, era un animale sconosciuto in Europa. Forse è per questo motivo che nella statua è stato riprodotto anche il labbro rigonfio frutto di una non perfetta imbalsamazione dell’animale.



La Fontana dei Fiumi

la Fontana delle Meraviglie


Piazza Navona a Roma custodisce, nella sua parte centrale, quella che è forse la più bella fontana del mondo: la Fontana dei Fiumi. Un capolavoro che esprime la fantasia, l’abilità e la genialità del suo ideatore: Gian Lorenzo Bernini, uno dei più grandi scultori di sempre. Nessuno mai ha saputo realizzare qualcosa di così innovativo. Ma perché è così speciale questa fontana? Molti misteri, molte leggende e anche molti aneddoti la circondano. Quali significati hanno le varie figure che la compongono? E’ possibile che abbia più livelli interpretativi? Perché il progetto originale è stato modificato?


La caduta

Questa Fontana non viene però concepita da un Bernini all'apice del successo, ma, al contrario, scaturisce dal momento più buio della sua carriera artistica.

Può un artista come Gian Lorenzo Bernini cadere in depressione profonda? Può essere messo in dubbio un prodigio che in gioventù è riuscito a creare opere immortali quali: “Apollo e Dafne” e “Il Ratto di Proserpina”? Può essere screditata l’abilità di un genio che ha saputo realizzare un’opera monumentale e prestigiosa come “il Baldacchino di San Pietro”?

Sembra incredibile, ma è proprio così. Nel 1637, Papa Urbano VIII Barberini gli affida un incarico tanto prestigioso quanto problematico: la costruzione di due torri campanarie sulle due estremità della facciata di San Pietro. Bernini accetta l’incarico nonostante sia a conoscenza che il terreno sottostante presenti evidenti problemi di natura geologica. Dopo 3 anni di lavori, però, compaiono le prime crepe sulla facciata della chiesa, proprio a ridosso del campanile e i lavori vengono interrotti.

Nel 1644 muore il papa Urbano VIII Barberini, gli succede Innocenzo X Pamphilj, acerrimo nemico dei Barberini e ostile ai suoi protetti. Il Bernini non è più nelle grazie di un Pontefice.

Inizia così il periodo più cupo del grande genio. Innocenzo X fa demolire i campanili, forte anche di una perizia tecnica prodotta dall’acerrimo rivale Borromini che sottolinea il legame fra le crepe e l’innalzamento dei campanili.


I due rivali

Borromini e Bernini, i due più grandi interpreti del barocco, due persone così diverse tra loro: il primo cupo ed introverso, il secondo brillante ed estroverso. La loro rivalità è rimasta celebre ed è ancora ammantata di racconti e aneddoti. Due geni all’opera nel medesimo contesto che hanno saputo imprimere un nuovo stile alla “Città Eterna”. Senza di loro il volto di Roma non sarebbe oggi lo stesso; basta ammirare la suggestiva cupola a spirale progettata dal Borromini per la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza o passeggiare lungo il colonnato di San Pietro ideato del Bernini.

Le quattro statue della Fontana dei Fiumi rappresentano i principali fiumi dei quattro continenti. Andando in senso antiorario e partendo da sud-ovest abbiamo: il Danubio per l’Europa, il Gange, per l’Asia, il Nilo per l’Africa ed infine il Rio della Plata per le Americhe. Proprio quest’ultima statua è stata raffigurata in una posizione veramente insolita. Una delle leggende romane più popolari narra che la statua tenga alzato il braccio per ripararsi dall’eventuale crollo della chiesa di Sant’Agnese in Agone fatta realizzare proprio dal rivale Borromini. Si tratta di un probabile anacronismo storico poiché la fontana fu realizzata tra il 1648 e il 1651, mentre Borromini sopraggiunse nel cantiere di Sant'Agnese intorno al 1653. Allora perché le statue assumono queste posizioni così stravaganti? Quali significati sono celati dietro questi gesti? Abbiamo delle ipotesi molto suggestive, ma prima cerchiamo di capire come Bernini riesce ad ottenere l’incarico per la fontana.

 

Lo stratagemma

L’episodio che dà una svolta a questa storia è ambientato in uno splendido palazzo che circonda Piazza Navona: Palazzo Pamphilj. Il Palazzo è sede dell’Ambasciata Brasiliana dal 1919 e proprietà dello Stato Brasiliano dal 1960. All’epoca, Innocenzo X Pamphilj possedeva il palazzo ed i terreni che circondano piazza Navona e, volendo ridare lustro alla sua famiglia e a questi luoghi, incarica proprio Borromini per il rifacimento della piazza e la creazione di una fontana al suo centro. Un progetto che potrebbe oscurare definitivamente la figura del Bernini rispetto a quella del suo rivale.

Con Innocenzo X Bernini non riceve grandi commissioni ed è ancora oggetto di pettegolezzi per la questione dei campanili. Nel 1648 Gian Lorenzo ha 52 anni, un’età considerevole per un’artista. È il momento di ritirarsi? No, non può finire così. Serve un qualcosa capace di togliere ogni ombra che oscuri la sua immagine. Bernini sfida i suoi limiti per ridare il giusto valore al suo estro e alla sua creatività e ottenere una rivalsa su Innocenzo X, su Borromini, su tutta Roma e su tutto il mondo. È in questo momento che Gian Lorenzo medita il suo grande riscatto. Che cosa fa? Fabiano Forti Bernini, discendente diretto di Gian Lorenzo, racconta che il suo avo escogita, sotto il consiglio del principe Niccolò Ludovisi, parente del Papa, un piano per fargli ottenere la commissione. Bernini, realizza così un bozzetto innovativo della fontana e lo fa portare, in segreto, a palazzo Pamphilj in modo che il pontefice lo veda.

Il modello originale della Fontana dei Fiumi appartiene proprio alla famiglia Forti Bernini. È fatto in terracotta, alto quasi 2 metri ed è stato plasmato direttamente dalle mani di Gian Lorenzo. Un modellino di eccezionale bellezza in cui Bernini ci mette tutta l’anima per infondere il pieno spirito Barocco capace di far scatenare un forte senso di meraviglia a chi lo ammira. Inventa così un modello di fontana mai vista. E’ il genio puro. E’ la meraviglia che diventerà pietra. E’ il capolavoro inatteso che fa cambiare idea a Papa Innocenzo X perché al suo interno è intrisa di simbolismi.

Innocenzo X, una volta visto un simile capolavoro in miniatura, scarta subito l’idea di una fontana più modesta elaborata dal Borromini e fa sì che venga realizzata la meravigliosa fontana che tutti conosciamo.


RIQUADRO – Il commento di Papa Innocenzo X alla vista del modello della fontana.

“Questo disegno non può esser di altri, che del Bernino, e questo tiro del Principe Ludovisi; onde bisognerà per forza servirsi dal Bernino a dispetto di chi non vuole, perché a chi non vuol porre in opera le sue cose, bisogna non vederla”


Significati nascosti

Di fatto la Fontana, in primo luogo, vuole esprimere la posizione dominante della Chiesa che espande il suo dominio su tutti i continenti rappresentati dai quattro fiumi. Un messaggio che doveva essere rimarcato soprattutto in quegli anni in cui termina una delle guerre più lunghe e distruttive della storia europea: la guerra dei 30 anni tra cattolici e protestanti (dal 1618 al 1648). Su tutti poi domina la figura del Papa con lo stemma araldico di famiglia e la colomba simbolo dei Pamphilj che viene posta proprio al vertice dell’obelisco.

Ad un’attenta analisi è possibile notare delle significative differenze tra il modello e la fontana. La disposizione delle statue è diversa e i simboli corrispondenti ai continenti che affiancano le statue sono cambiati. Nel modello, accanto al Nilo, è raffigurata una Sfinge che nella fontana non c’è. Il Rio della Plata ha le sembianze di un selvaggio vestito di piume mentre nella fontana presenta lineamenti decisamente africani. Perché questi cambiamenti rispetto al modello originale?

La ragione potrebbe risiedere in qualche modifica richiesta dal Papa ma molti studiosi sostengono che Bernini sarebbe stato influenzato dal pensiero di Padre Athanasius Kircher, un gesuita coltissimo con la passione per l’ermetismo con cui Bernini aveva lavorato proprio per restaurare l’obelisco della fontana. La fontana dei 4 fiumi potrebbe avere diverse chiavi di lettura? Bernini avrebbe potuto mettere dei significati nascosti a più livelli dentro una sua opera così in vista?

Nel corso del tempo sono state fornite alcune ipotesi interpretative. La statua del Nilo, ad esempio, avrebbe il volto coperto, non per paura del crollo della chiesa ma perché al tempo non si conoscevano le sue sorgenti. C’è anche chi si spinge oltre interpretando i quattro fiumi come i quattro fiumi del paradiso o vedendo la fontana come l’arca di Noè con la colomba in cima che porta il ramo d’olivo per indicare la fine del Diluvio. La colomba, oltre a essere simbolo dei Pamphilj e del Diluvio, è simbolo dello spirito santo. Lo spirito che viene dall’alto passa attraverso la sapienza egizia e si sparge per tutto il mondo terrestre nelle sue forme animali, vegetali e minerali. Si potrebbe andare avanti per molto e forse non si arriverebbe mai a carpire tutti i veri segreti di questa fontana, ma questo è anche il fascino di quest’opera meravigliosa che tutto il mondo ci invidia.

Bernini, ci ha consegnato quest’opera, uno dei più potenti esempi di meraviglia Barocca destinata a destare stupore non solo per la gente della sua epoca ma per tutte quelle che ne sono seguite o seguiranno. Un’idea nata da un riscatto in cui ha messo tutte le sue forze, tutto il suo genio e probabilmente anche qualche messaggio nascosto.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Marzo 2020 11:54  


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Sri Aurobindo

Sri Aurobindo


Athanasius Kircher fu un personaggio molto particolare i cui interessi spaziarono in tutti i campi dello scibile umano. La sua ricerca si basava principalmente sulla comprensione dei meccanismi cardine che regolavano la natura. In totale affinità con il sentimento neoplatonico di cui fu uno dei massimi esponenti concepiva tutti gli aspetti del mondo sensibile come emanazione dell'uno dal quale andavano prendendo forma attraverso una serie di stati degradativi. Secondo Kircher questo processo di derivazione dalla fonte unica avveniva sempre con lo stesso meccanismo per ogni singolarità della natura e ciò permetteva che principi scoperti in un determinato campo erano, per analogia, applicabili ad un altro apparentemente molto diverso dal precedente. Con tale forma mentis egli poté investigare e conoscere a fondo un'infinità settori spaziando dall'astronomia alla matematica, dall'archeologia all'ottica, dalla chimica al magnetismo, dalla filosofia alla musica, dalla storia naturale alla fisica e alla gnomonica. Il suo sapere non si limitava al solo studio teorico ma era costantemente accompagnato da brillanti realizzazioni quali ad esempio il prototipo della lanterna magica che espose, insieme ad altre meraviglie meccaniche, nel suo "Wunderkammer" il primo museo della scienza al mondo. Creò inoltre una delle più antiche calcolatrici e compilò la prima rappresentazione cartografica delle correnti marine; fu il primo ad osservare il sangue umano al microscopio e con la sua decifrazione del Copto e la sua interpretazione dei geroglifici gettò le basi che portarono all'attuale decodifica dell'antica scrittura egizia.

La vita di Athanasius fu costellata da molti eventi particolari tra cui ce ne furono alcuni che lo portarono addirittura molto vicino a perdere la vita: una volta rischiò di annegare perchè cadde in una crepa apertasi in un fiume ghiacciato ma anche se faticosamente, riuscì a trarsi in salvo; durante la guerra dei trent'anni per poco non fu impiccato da un gruppo di protestanti che dopo averlo circondato e derubato lo lasciarono andare perché riconobbero qualcosa di speciale nella sua estrema calma di fronte alla fine che stava subendo; da giovane si salvò miracolosamente dallo sfracellarsi quando fu trascinato dalla corrente verso la ruota di un mulino ad acqua; un'altra volta rimase miracolosamente illeso quando, mentre stava guardando una corsa di cavalli, finì accidentalmente sotto gli zoccoli degli animali. Grazie alla sua estrema fede in Dio e nel destino che, come affermò egli stesso, lo doveva portare a compiere qualcosa di grande, mantenne sempre una straordinaria calma cosa che gli fu di notevole aiuto anche in quei frangenti pericolosi.

Il Kircher possedeva una personalità poliedrica. Il suo carattere particolare lo spinse ad praticare per ben cinque anni un curioso esercizio. Per esercitare l'umiltà si finse stupido dal momento in cui fu ammesso al noviziato dei Gesuiti di Paderbon in Vestfalia (2 ott 1618) fino a quando non fu trasferito a Coblenza nel 1623. Dotato di una spiccata sensibilità verso il metafisico ebbe diverse visioni e sogni "profetici" come quello che gli preannunciò la distruzione, per ordine di Gustavo Astolfo di Svezia(1631), del collegio dei gesuiti di Wurzburg dove egli risiedeva. Era anche un uomo in cui una sterminata curiosità si legava ad una buona dose di temerarietà e questo lo portò, non solo ad ammirare in loco le eruzioni dell' Etna e dello Stromboli (1637) e ad osservare da Tropea terremoto che distrusse Sant'Eufemia nel 1638, ma addirittura come un novello Plinio Seniores, a scendere, all'età di più di settant'anni, nel cratere del Vesuvio per eseguire delle misurazioni.

Appassionato della storia arcaica dell'uomo intraprese moltissime ricerche indirizzate al reperimento di documenti e prove legate ad episodi a cavallo tra la storia e la mitologia. In particolare i suoi interessi si diressero principalmente su Atlantide di cui possedeva un'antica mappa che esamineremo in seguito e sui più importanti resoconti biblici come il Diluvio Universale, l'Arca di Noè, la Torre di Babele ed i Giganti per cui collezionò i resti di alcuni elefanti antidiluviani ritrovati a Trapani e Palermo nel 1636 e diversi scheletri dalle misure straordinariamente grandi (Le "ossa di giganti" delle grotte di Maredolce presso Palermo).

Le informazioni sulla sua vita oltre a pervenirci dall'innumerevole quantità di opere lasciateci e dalla folta corrispondenza che tenne con più di 760 personaggi dell'epoca, fra cui scienziati (Leibniz, Torricelli e Gassendi), medici, missionari gesuiti, due imperatori del Sacro Romano Impero, papi e potentati di tutto il mondo (Cristina di Svezia), ci arrivano anche attraverso la sua autobiografia di cui riportiamo l'incipit:

    "Nacqui il 2 maggio 1602, giorno di Sant'Atanasio, alle tre della notte, nell'infelice città di Geisa, a tre ore di viaggio da Fulda. I miei genitori erano Johann Kircher e Anna Gansek, cattolici devoti, rinomati per le loro buone opere."

Cronologicamente il giovane Athanasius entrò all'età di dieci anni nel collegio gesuita di Fulda e poi, ammesso come novizio nel collegio gesuita di Paderborn (2 ottobre 1618) ivi rimase finché gli esiti delle persecuzioni della guerra dei Trent'anni lo costrinsero ad andare prima a Munster e successivamente a Colonia, dove proseguì i propri studi scientifici e umanistici. Nel 1624 si trasferì prima a Mainz, dove nel 1628 divenne sacerdote e poi presso l'Università di Würzburg in qualità di professore di filosofia, matematica e lingue orientali. Nel 1633 ricevette, praticamente in contemporanea, due illustri proposte che lo volevano l'una a Vienna per succedere a Keplero, deceduto nel 1631, nel ruolo di matematico presso la corte dell'imperatore Ferdinando II e l'altra a Roma per l'importante traduzione di alcuni vocabolari copti. Il destino lo mosse nel novembre del 1633 a Roma dove rimase per tutto il resto della sua vita fatta eccezione per un soggiorno a Malta fra il 1636 e il 1637 in qualità di confessore di Hesse-Darmstadt da poco convertitosi al cattolicesimo. Nel 1638 venne nominato professore di matematica presso il Collegio Romano, incarico che lasciò otto anni dopo per dedicarsi completamente alle sue ricerche. Morì a Roma il 27 novembre 1680 e fu sepolto nella Chiesa del Gesù mentre il suo cuore, per suo espresso volere, venne invece tumulato nella cappella di Santa Maria della Mentorella vicino a Palestrina. Questo luogo, sin dal suo primo incontro avvenuto casualmente nel 1661, ebbe un'attrazione speciale per il gesuita. La chiesetta abbandonata che lì sorgeva si poggiava sulle rovine dell'antico santuario edificato nel luogo dove era avvenuta la conversione di Sant'Eustachio e la cui fondazione risaliva secondo un'iscrizione all'imperatore Costantino come ci viene descritto nella autobiografia Kircheriana:

    "Ci avvicinammo e scoprimmo che si trattava di una chiesa in quasi completa rovina. Entrai e mi resi conto che era stata una chiesa magnifica. Rimasi stupito al pensiero che fosse stata costruita in quella terra spaventosamente desolata, e supposi che vi si nascondesse un segreto. … guidato da Dio, mi imbattei in una lastra di marmo su cui era inciso il testo seguente: In questo luogo si convertì Sant'Eustachio, allorchè il Cristo crocefisso gli apparve tra le corna di un cervo. In memoria di tale avvenimento, l'Imperatore Costantino il Grande fece erigere questa Chiesa, solennemente consacrata dal santo papa Silvestro I al culto della Madre di Dio, e di Sant'Eustachio."

Il Kircher si adoperò moltissimo per farla ristrutturare e da quel giorno decise che vi ci sarebbe recato ogni 29 settembre, giorno in cui si festeggia San Michele Arcangelo, e divenne per lui il posto dove egli più amava ritirarsi a meditare e a scrivere.

La sua poderosa produzione letteraria (più di trenta testi) lo fece apprezzare come uno dei più grandi eruditi del XVII secolo. Tra le sue opere più suggestive, ricordiamo il Prodromus Coptus sive Ægyptiacus (1636), Lingua Ægyptiaca restituta (1643), Ars Magna Lucis et umbrae in mundo (1645–1646), Obeliscus Pamphilius (1650), Musurgia universalis, sive ars magna consoni et dissoni (1650), Œdipus Ægyptiacus (1652–1655), Mundus subterraneus, quo universae denique naturae divitiae (1664–1678), Obelisci Aegyptiaci interpretatio hieroglyphica (1666), China Monumentis, qua sacris qua profanis (1667), Ars magna lucis et umbrae (1671), Arca Noë (1675), Sphinx mystagoga (1676) e Turris Babel sive Archontologia (1679).