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Voyager Magazine - Ipazia di Alessandria

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su Voyager Magazine

(N°11 AGOSTO 2013)


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Voyager Magazine Ipazia di Alessandria


IPAZIA DI ALESSANDRIA

La donna che sfidò un'epoca


Ha avversato il potere nel nome della conoscenza. E andata contro le convenzioni per proclamare la libertà di pensiero. Una figura che. ha rivoluzionato il suo mondo


Durante il V secolo dopo Cristo, sotto Teodosio, nell'Impero romano il cristianesimo si è imposto come religione dominante. È stato proibito qualsiasi culto pagano e osteggiata la libertà di pensiero. È stata l'epoca di Ipazia: donna pagana, scienziata di grande fama e guida della scuola filosofica neoplatonica di Alessandria, che ha pagato con una morte cruenta questo difficile e oscuro passaggio.

Una mente libera fuori dal comune

Ipazia, con il suo tribon (il mantello del filosofo) era solita passeggiare per le vie del centro di Alessandria d'Egitto, parlando di Platone, Aristotele di altri filo sofi con chi era interessato ad ascoltarla. Ha vissuto tra la fine del IV e gli inizi del V secolo dopo Cristo. Si è interessata di astronomia, matematica, filosofia e scienze. Non solo: ha aderito alla corrente neoplatonica e, sebbene donna, ha insegnato pubblicamente filosofia. Una grande figura femminile che, riscoperta nel periodo illuministico, ha saputo infiammare coloro che avevano a cuore la libertà di pensiero. Ipazia può essere considerata l'ultimo baluardo di un'epoca che, soffocata dall'avidità politica e dal fanatismo religioso, stava volgendo al termine. Di questo tumultuoso cambiamento ha pagato le conseguenze tutta la città di Alessandria. Su tutti il Serapeo, complesso distrutto  insieme alla preziosa biblioteca. E ne ha pagato le conseguenze lpazia, barbaramente trucidata. Con la sua morte è tramontato definitivamente lo splendore della cultura alessandrina.

Una vita avvolta dal mistero

Ipazia è oggi ricordata come la prima matematica storicamente nota, ma poco si sa di lei. I suoi testi sono andat i tutti distrutti, mentre della vita e  delle opere ci restano poche testimonianze scritte. Sappiamo che è nata ad Alessandria d'Egitto tra il 355 ed il 368 dopo Cristo. Il padre, Teone, era  un  importante filosofo e matematico, autore di testi volti a facilitare lo studio e la comprensione della matematiche. Ipazia, tuttavia, non si è limitata ad apprendere gli insegnamenti paterni, ma è andata oltre. Grazie alla sua saggezza e abilità nella dialettica, è stata amata, rispettata e considerata da governanti e politici come un punto di riferimento. Filosofa neo platonica, molto probabilmente, già dal 393 d.C. ha guidato la scuola alessandrina. Più difficile è stabilire quale reale contributo abbia dato al sapere scientifico della comunità. La testimonianza forse più importante in questo senso la si deve a Sinesio di Cirene, giunto ad Alessandria per diventare suo discepolo. Quando, in seguito, è stato consacrato vescovo cristiano di Tolemaide, ha scritto diverse lettere alla sua "riverita maestra". Siamo, così, venuti a conoscenza del fatto che lpazia ha perfezionato, sia dal punto di vista teorico che pratico, l'astrolabio. Nonostante fosse una donna molto bella scelse la castità, sacrificando la possibilità di diventare moglie e madre per poter servire la libertà di pensiero. Superò anche l'emancipata cultura alessandrina, diventando un importante personaggio pubblico e ponendosi come elemento di rottura con il lato misogino delle tre culture dell'epoca: greca, romana e cristiana.

La Chiesa si sostituisce all'Impero

Il 476 d.C. è la data che viene formalmente fissata dagli storici per indicare la caduta dell'Impero romano d'occidente. Sono stati spesi fiumi d'inchiostro per stabilire quali siano state le ragioni precise che abbiano portato alla fine uno degli imperi più longevi della storia, ma non si è mai giunti a una conclusione univoca e concorde da parte degli studiosi. Il cristianesimo, senza dubbio, ha esercitato un ruolo non marginale in questa vicenda, dato che la sua espansione è stata favorita da un preciso disegno politico che considerava l'unità del mondo cristiano condizione indispensabile alla stabilità della potenza imperiale. Di fatto, mentre l'uno si avviava al tramonto, l'altro assumeva connotazioni sempre più politiche. Uno degli attori fondamentali di questa lunga trasformazione è stato l'imperatore Teodosio che ha regnato dal 379 al 395 dopo Cristo: nel380, insieme agli imperatori Graziano e Valentiniano Il, ha emanato l'Editto di Tessalonica, grazie al quale il cristianesimo è diventato la religione unica dell'impero. Contestualmente sono stati proibiti l'arianesimo e i culti pagani ed è stato riconosciuto il primato in materia di teologia alle due sedi episcopali di Roma e Alessandria d'Egitto.

La situazione degenera

Tra il 391 e il 392 d.C. sono stati emanati i Decreti teodosiani, che attuavano l'editto di Tessalonica: è stato proibito l'accesso ai templi pagani, così come l'adorazione delle statue e l'immolazione di vittime nei sacrifici. Anche il Tempio di Artemide di Efeso, una delle sette meraviglie del mondo, è stato interdetto a seguito dell'editto. Le reazioni dei non cristiani non hanno tardato ad arrivare: ci sono state grandi manifestazioni di protesta sfociate in vere e proprie occupazioni armate dei luoghi di culto. Gli scontri tra pagani ed esercito imperiale cristiano si sono risolti con devastazioni, distruzioni di statue e templi, per raggiungere l'apice con il Serapeo di Alessandria d'Egitto. Le proteste hanno portato la comunità pagana della città a occupare la biblioteca del tempio di Serapide: il tutto si risolse con l'intervento di· gruppi di fanatici religiosi cristiani, incitati da Teofilo, allora vescovo di Alessandria, che hanno demolito, pietra per pietra, il bellissimo tempio e sui suoi resti hanno fatto edificare una chiesa dedicata a san Giovanni Battista. Anche se non c'è una versione univoca nei testi storici su come sia effettivamente avvenuta la distruzione del Serapeo, questo episodio resta un evento condannato dalla maggior parte degli storici e additato ad esempio di uso distorto della religione per la strumentalizzazione delle masse. La morte di lpazia Nel 412 d.C. a Teofilo succedette il nipote Cirillo. I contrasti religiosi invece di attenuarsi si inasprirono. Cirillo ha perseguitato sistematicamente i novaziani, gli ebrei e i pagani, come a voler epurare la città della loro scomoda presenza. A due anni dalla sua elezione a vescovo di Alessandria, a seguito delle violenze intercorse  tra cristiani ed ebrei, ha cacciato questi ultimi dalla città, trasformando le sinagoghe di Alessandria in chiese. Probabilmente per questa politica intransigente è entrato in contrasto con Oreste, l'allora governatore imperiale di Alessandria. Diversi scrittori del passato hanno attribuito la causa della morte di Ipazia proprio ai dissidi intercorsi tra i due uomini più potenti della città. Sembra che l'influenza della filosofa nei confronti di Oreste abbia impedito una sua riconciliazione con il vescovo. Ciò emerge chiaramente in un passo della Storia ecclesiastica di Niceforo Callisto che non tralascia di descrivere anche i macabri dettagli della cruenta morte di Ipazia. Vero è che la filosofa e astronoma aveva avuto frequenti incontri con Oreste. Questo fatto è stato interpretato calunniosamente dal popolino cristiano che ha pensato  fosse lei a impedire a Oreste di riconciliarsi con il vescovo Cirillo d'Alessandria. Gli eventi, così, sono precipitati rapidamente. Un gruppo di uomini, guidati da un certo Pietro, hanno teso a Ipazia un'imboscata mentre tornava a casa. L'hanno tratta fuori dalla carrozza e portata nella chiesa chiamata Caesareum. Qui, dopo averla completamente spogliata, l'hanno uccisa a sassate. Dopo avere fatto il corpo a pezzi, poi, hanno portato i lembi strappati in un luogo chiamato Cinaron e là li hanno bruciati.

Assassinio di potere

In molti dietro l'omicidio di Ipazia hanno visto un chiaro disegno politico di Cirillo. Il vescovo non si sarebbe fatto scrupoli nel togliere di mezzo qualsiasi ostacolo tra lui e il potere con il  sostegno dei parabalani, monaci del deserto egizio che il vescovo avrebbe strumentalizzato come propria milizia privata ad Alessandria. Nel suo Jpazia. La vera storia Silvia Ronchey fa notare come dietro l'assassinio della donna ci possa essere stato un progetto ben definito di Cirillo: un piano che prevedeva prima l'eliminazione della componente giudaica come lobby dominante ad Alessandria e, in seguito, l'eliminazione della figura del filosofo come garante civico a cui sarebbe dovuta succedere quella del vescovo. Per secoli i filosofi erano stati il riferimento civico, morale e sociale per la politica e la società. L'uccisione di Ipazia potrebbe essere stata, dunque, un attacco al ruolo della filosofia. Eliminare un esponente di spicco, avrebbe significato poter liberamente sostituire la Chiesa nella funzione che era prerogativa dei filosofi. Non sapremo mai, probabilmente, se Cirillo abbia avuto realmente questi fini o sia stato solo corresponsabile per aver perseguito una politica di odio e di accanimento. Un omicidio così efferato sarebbe servito forse a scoraggiare chiunque fosse stato intenzionato a prenderne il posto? Di certo i discepoli di Ipazia sono espatriati senza lasciare tracce e Cirillo non ha avuto più grandi ostacoli nell'agire. Singolare è il fatto che il vescovo sia tuttora considerato il più importante padre della Chiesa orientale dopo Atanasio di Alessandria. Il 28 luglio 1882 è stato addirittura proclamato santo e dottore della Chiesa.

Fine di un'era

Nel corso dei secoli la figura di Ipazia è stata dimenticata, riscoperta e rivalutata e, allo stesso tempo, mistificata ed esaltata. Ma a renderla immortale è l'incredibile serie di concomitanze storico-culturali che si sono concentrate in quel periodo, in quella città e nella figura che rappresentava. Può essere considerata martire, perché pagò con la vita ogni aspetto della sua esistenza: l'essere donna, pagana, erudita, filosofa. E anche essere vissuta ad Alessandria d'Egitto nel IV secolo dopo Cristo, durante uno degli scontri più turbolenti e decisivi per quello che sarebbe stato poi il futuro del mondo occidentale. Lo scontro tra due forze imponenti: la cultura alessandrina e la politica del crescente impero cattolico. Gli episodi accaduti al Sarapeo, le repressioni e la violenza praticata ad Alessandria durante quel periodo lasciano intendere con quali strumenti e spietatezza si è svolto quello scontro. L'esito della disputa è noto: Ipazia pagò con la vita. E con la sua morte hanno avuto fine anche il paganesimo e la cultura alessandrina. Si è spento quel faro di sapienza che illuminava il mondo ed è tramontato il sogno di Alessandro Magno. Il mondo occidentale è piombato nel buio culturale per otto secoli per riaffiorare, poi, nell'umanesimo quando, a seguito delle crociate, sono stati riscoperti i vecchi testi alessandrini conservati dalla civiltà araba. Come ben sottolineato da Adriano Petta e Antonino Colavito in Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo, più di tutti rimane un rammarico: "Quale grande progresso avremmo potuto raggiungere ora se Ipazia e l'eccelsa scuola alessandrina fossero stati lasciati liberi di proseguire il loro lavoro?"

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Agosto 2013 06:07  


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Nikola Tesla

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Athanasius Kircher fu un personaggio molto particolare i cui interessi spaziarono in tutti i campi dello scibile umano. La sua ricerca si basava principalmente sulla comprensione dei meccanismi cardine che regolavano la natura. In totale affinità con il sentimento neoplatonico di cui fu uno dei massimi esponenti concepiva tutti gli aspetti del mondo sensibile come emanazione dell'uno dal quale andavano prendendo forma attraverso una serie di stati degradativi. Secondo Kircher questo processo di derivazione dalla fonte unica avveniva sempre con lo stesso meccanismo per ogni singolarità della natura e ciò permetteva che principi scoperti in un determinato campo erano, per analogia, applicabili ad un altro apparentemente molto diverso dal precedente. Con tale forma mentis egli poté investigare e conoscere a fondo un'infinità settori spaziando dall'astronomia alla matematica, dall'archeologia all'ottica, dalla chimica al magnetismo, dalla filosofia alla musica, dalla storia naturale alla fisica e alla gnomonica. Il suo sapere non si limitava al solo studio teorico ma era costantemente accompagnato da brillanti realizzazioni quali ad esempio il prototipo della lanterna magica che espose, insieme ad altre meraviglie meccaniche, nel suo "Wunderkammer" il primo museo della scienza al mondo. Creò inoltre una delle più antiche calcolatrici e compilò la prima rappresentazione cartografica delle correnti marine; fu il primo ad osservare il sangue umano al microscopio e con la sua decifrazione del Copto e la sua interpretazione dei geroglifici gettò le basi che portarono all'attuale decodifica dell'antica scrittura egizia.

La vita di Athanasius fu costellata da molti eventi particolari tra cui ce ne furono alcuni che lo portarono addirittura molto vicino a perdere la vita: una volta rischiò di annegare perchè cadde in una crepa apertasi in un fiume ghiacciato ma anche se faticosamente, riuscì a trarsi in salvo; durante la guerra dei trent'anni per poco non fu impiccato da un gruppo di protestanti che dopo averlo circondato e derubato lo lasciarono andare perché riconobbero qualcosa di speciale nella sua estrema calma di fronte alla fine che stava subendo; da giovane si salvò miracolosamente dallo sfracellarsi quando fu trascinato dalla corrente verso la ruota di un mulino ad acqua; un'altra volta rimase miracolosamente illeso quando, mentre stava guardando una corsa di cavalli, finì accidentalmente sotto gli zoccoli degli animali. Grazie alla sua estrema fede in Dio e nel destino che, come affermò egli stesso, lo doveva portare a compiere qualcosa di grande, mantenne sempre una straordinaria calma cosa che gli fu di notevole aiuto anche in quei frangenti pericolosi.

Il Kircher possedeva una personalità poliedrica. Il suo carattere particolare lo spinse ad praticare per ben cinque anni un curioso esercizio. Per esercitare l'umiltà si finse stupido dal momento in cui fu ammesso al noviziato dei Gesuiti di Paderbon in Vestfalia (2 ott 1618) fino a quando non fu trasferito a Coblenza nel 1623. Dotato di una spiccata sensibilità verso il metafisico ebbe diverse visioni e sogni "profetici" come quello che gli preannunciò la distruzione, per ordine di Gustavo Astolfo di Svezia(1631), del collegio dei gesuiti di Wurzburg dove egli risiedeva. Era anche un uomo in cui una sterminata curiosità si legava ad una buona dose di temerarietà e questo lo portò, non solo ad ammirare in loco le eruzioni dell' Etna e dello Stromboli (1637) e ad osservare da Tropea terremoto che distrusse Sant'Eufemia nel 1638, ma addirittura come un novello Plinio Seniores, a scendere, all'età di più di settant'anni, nel cratere del Vesuvio per eseguire delle misurazioni.

Appassionato della storia arcaica dell'uomo intraprese moltissime ricerche indirizzate al reperimento di documenti e prove legate ad episodi a cavallo tra la storia e la mitologia. In particolare i suoi interessi si diressero principalmente su Atlantide di cui possedeva un'antica mappa che esamineremo in seguito e sui più importanti resoconti biblici come il Diluvio Universale, l'Arca di Noè, la Torre di Babele ed i Giganti per cui collezionò i resti di alcuni elefanti antidiluviani ritrovati a Trapani e Palermo nel 1636 e diversi scheletri dalle misure straordinariamente grandi (Le "ossa di giganti" delle grotte di Maredolce presso Palermo).

Le informazioni sulla sua vita oltre a pervenirci dall'innumerevole quantità di opere lasciateci e dalla folta corrispondenza che tenne con più di 760 personaggi dell'epoca, fra cui scienziati (Leibniz, Torricelli e Gassendi), medici, missionari gesuiti, due imperatori del Sacro Romano Impero, papi e potentati di tutto il mondo (Cristina di Svezia), ci arrivano anche attraverso la sua autobiografia di cui riportiamo l'incipit:

    "Nacqui il 2 maggio 1602, giorno di Sant'Atanasio, alle tre della notte, nell'infelice città di Geisa, a tre ore di viaggio da Fulda. I miei genitori erano Johann Kircher e Anna Gansek, cattolici devoti, rinomati per le loro buone opere."

Cronologicamente il giovane Athanasius entrò all'età di dieci anni nel collegio gesuita di Fulda e poi, ammesso come novizio nel collegio gesuita di Paderborn (2 ottobre 1618) ivi rimase finché gli esiti delle persecuzioni della guerra dei Trent'anni lo costrinsero ad andare prima a Munster e successivamente a Colonia, dove proseguì i propri studi scientifici e umanistici. Nel 1624 si trasferì prima a Mainz, dove nel 1628 divenne sacerdote e poi presso l'Università di Würzburg in qualità di professore di filosofia, matematica e lingue orientali. Nel 1633 ricevette, praticamente in contemporanea, due illustri proposte che lo volevano l'una a Vienna per succedere a Keplero, deceduto nel 1631, nel ruolo di matematico presso la corte dell'imperatore Ferdinando II e l'altra a Roma per l'importante traduzione di alcuni vocabolari copti. Il destino lo mosse nel novembre del 1633 a Roma dove rimase per tutto il resto della sua vita fatta eccezione per un soggiorno a Malta fra il 1636 e il 1637 in qualità di confessore di Hesse-Darmstadt da poco convertitosi al cattolicesimo. Nel 1638 venne nominato professore di matematica presso il Collegio Romano, incarico che lasciò otto anni dopo per dedicarsi completamente alle sue ricerche. Morì a Roma il 27 novembre 1680 e fu sepolto nella Chiesa del Gesù mentre il suo cuore, per suo espresso volere, venne invece tumulato nella cappella di Santa Maria della Mentorella vicino a Palestrina. Questo luogo, sin dal suo primo incontro avvenuto casualmente nel 1661, ebbe un'attrazione speciale per il gesuita. La chiesetta abbandonata che lì sorgeva si poggiava sulle rovine dell'antico santuario edificato nel luogo dove era avvenuta la conversione di Sant'Eustachio e la cui fondazione risaliva secondo un'iscrizione all'imperatore Costantino come ci viene descritto nella autobiografia Kircheriana:

    "Ci avvicinammo e scoprimmo che si trattava di una chiesa in quasi completa rovina. Entrai e mi resi conto che era stata una chiesa magnifica. Rimasi stupito al pensiero che fosse stata costruita in quella terra spaventosamente desolata, e supposi che vi si nascondesse un segreto. … guidato da Dio, mi imbattei in una lastra di marmo su cui era inciso il testo seguente: In questo luogo si convertì Sant'Eustachio, allorchè il Cristo crocefisso gli apparve tra le corna di un cervo. In memoria di tale avvenimento, l'Imperatore Costantino il Grande fece erigere questa Chiesa, solennemente consacrata dal santo papa Silvestro I al culto della Madre di Dio, e di Sant'Eustachio."

Il Kircher si adoperò moltissimo per farla ristrutturare e da quel giorno decise che vi ci sarebbe recato ogni 29 settembre, giorno in cui si festeggia San Michele Arcangelo, e divenne per lui il posto dove egli più amava ritirarsi a meditare e a scrivere.

La sua poderosa produzione letteraria (più di trenta testi) lo fece apprezzare come uno dei più grandi eruditi del XVII secolo. Tra le sue opere più suggestive, ricordiamo il Prodromus Coptus sive Ægyptiacus (1636), Lingua Ægyptiaca restituta (1643), Ars Magna Lucis et umbrae in mundo (1645–1646), Obeliscus Pamphilius (1650), Musurgia universalis, sive ars magna consoni et dissoni (1650), Œdipus Ægyptiacus (1652–1655), Mundus subterraneus, quo universae denique naturae divitiae (1664–1678), Obelisci Aegyptiaci interpretatio hieroglyphica (1666), China Monumentis, qua sacris qua profanis (1667), Ars magna lucis et umbrae (1671), Arca Noë (1675), Sphinx mystagoga (1676) e Turris Babel sive Archontologia (1679).